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12 dicembre 1969, Piazza Fontana, Milano: la strage di stato

Il 12 dicembre 2019 saranno trascorsi cinquanta anni dall’evento che ha inaugurato la “strategia della tensione”, strategia che negli anni successivi avrebbe prodotto altre stragi orrende (3 maggio 1974, treno Italicus, San Benedetto Val di Sambro; 28 maggio 1974, Piazza della Loggia, Brescia; 2 agosto 1980, Stazione di Bologna; 23 dicembre 1984, treno 904, San Benedetto Val di Sambro).

è sempre difficile e tremendamente complicato approcciarsi a queste date.

Il connubio tra manovalanza fascista ed apparati politici e militari dello Stato decise che quella strategia sarebbe stata l’unica possibilità di fermare l’assalto al cielo, di bloccare le lotte operaie che in quell’anno si erano moltiplicate, di criminalizzare e reprimere chi ogni giorno muoveva quell’assalto.

La retorica di parole vuote e false che istituzioni e partiti hanno usato e che continueranno ad usare in queste ricorrenze persegue la cancellazione di quei fatti dalla memoria collettiva.

Questa strategia parallela ci impone, oltre che per il profondo rispetto che si deve alle vittime di quelle stragi, di assumere non solo il ricordo, ma una narrazione profonda che non potrà mai essere coincidente con un’ambigua verità giudiziaria, che non è e mai sarà verità storica.

L’oblio è un virus infettante che prepara il terreno al riproporsi di umori e nostalgie che non devono essere banalizzati o minimizzati. Del resto la querelle a cui assistiamo oggi sul ritorno del fascismo rappresenta proprio l’ammorbante miopia di chi fatica a comprendere i tempi e gli eventi in cui si trova a vivere.

Narrare oggi quello che è accadde è resistere all’oblio.

Il 12 dicembre 1969 in Piazza Fontana a Milano fu Strage di stato (uno stato minuscolo) che fece 17 morti e 88 feriti; alcuni resteranno mutilati per sempre: vite distrutte eppure di loro non si è parlato quasi mai.

Ma c’è una diciottesima vittima legata a quell’infame strage. Muore in questura a Milano pochi minuti prima della mezzanotte del 15 dicembre. Quella notte a Milano è caldo, strano per un 15 dicembre: da una finestra del quarto piano della questura milanese vola giù Giuseppe Pinelli – per tutti Pino – ferroviere anarchico. Nessun colpevole per la sua morte, sentenziarono.

Del resto, dopo molti processi, i giudici non hanno mai condannato nessuno nemmeno per Piazza Fontana, ma per noi i colpevoli sono noti.

Circolo Anarchico C. Berneri

Centro di documentazione dei Movimenti F. Lorusso e C. Giuliani – Vag61

Testi degli interventi letti durante la serata del 12 dicembre 2019: