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La falce e martello sui muri

Per il Festival di Lettura Sociale “Contrattacco”, che si terrà a VAG 61 il 15/16/17
novembre 2019, il Centro di documentazione dei movimenti “Francesco Lorusso –
Carlo Giuliani” organizza la mostra “La falce e martello sui muri”, un reportage di
vecchi graffiti di lotta del fotografo Giorgio Bergami.

UNA STORIA DI ALTRI TEMPI
Non sappiamo in quanti di voi abbiano avuto la fortuna di avere un nonno comunista, chi in questa circostanza si è imbattuto, si ricorderà come il si divertisse a prendere il nipotino o la nipotina sulle ginocchia per poi raccontare una storia, a dir la verità, un po’ strana.
Era la storia di una giovane bracciante che, ogni giorno, sotto il sole rovente, si spezzava la schiena tagliando una volta l’erba, una volta il grano. Nello stesso paese abitava un ragazzone alto
e grosso che faceva il fabbro. Con il martello ci sapeva fare e lo batteva sempre sull’incudine, piegando il ferro con abilità. Un giorno si ritrovarono in strada, con loro c’erano altri operai e altri
contadini. Tutti insieme decisero di dire basta a chi si stava riempendo le tasche sul loro lavoro.
Quei due ragazzi si scoprirono, per caso, alla testa di tutti gli altri.
In mano avevano la falce e il martello, i loro arnesi da lavoro.
Senza saperlo divennero il simbolo degli sfruttati e degli oppressi.
Al martello diedero l’incarico di percuotere gli oppressori e di mettere in soggezione la fatica umana. La falce, invece, divenne lo strumento per tagliare le radici del vecchio mondo e aprire
nuovi orizzonti.
L’incrocio di questi due attrezzi divenne il simbolo dell’unità del proletariato. Portava con sé il peso di tante storie di oppressione e di sfruttamento, ma era un segno potente, carico di futuro.


I SIMBOLI
Prima del 1917, i socialisti italiani ricorrevano ad altri simboli. Agitavano la bandiera rossa e, all’interno di questa, ricamavano nel più curioso disordine i soli nascenti, le vanghe, i martelli, i
rastrelli, le falci, le spighe di grano, i compassi, le fiaccole e le spade, ma mai la falce e il martello incrociati nel modo in cui ora siamo abituati a vederli. Tutto ciò è dimostrato da giornali, almanacchi, manifesti, raccolte di bandiere.
Da anni stiamo cercando invano una falce e martello incrociati anteriori al 1918. C’ è qualcuno capace di trovarli?


E LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE?
Così come Maometto, in vita sua, non vide né disegnò mai una mezzaluna su un drappo, allo stesso modo Karl Marx non ebbe mai la possibilità di dare un’occhiata al simbolo comunista per
antonomasia, la falce e il martello.
Probabilmente l’avrebbe trovato fuori luogo.
Una falce, un martello, nel pieno della Seconda Rivoluzione Industriale?
Nell’era della fabbrica, dell’ingranaggio, all’alba elettrificata della Catena di Montaggio?
A noi Carlone piace immaginarlo mentre straccia i bozzetti: “non va, non va. Ci vuole qualcosa di più industriale, siamo nell’Ottocento, perdio”.


MA LA STORIA E’ STORIA
Il colore rosso si era già visto in Russia nel XVII secolo, durante le sommosse contadine, ed era riapparso in Francia in occasione dei moti operai di Lione nel 1834; il notissimo simbolo della falce
e martello rappresentava il lavoro dei proletari, dei contadini e degli operai, la stella a cinque punte simboleggiava le cinque parti del mondo unite nel comunismo.


E COME FARE COL COMUNISMO LIBERTARIO?
Il vero problema è che il simbolo della falce e martello nella storia del Novecento è stato ampiamente abusato.
Purtroppo i soldati che sparavano contro i marinai di Kronstadt avevano le bandiere con la Falce e Martello.
Era una grande Falce e Martello quella che presenziava ai processi di Mosca del ‘36. Ed è sotto questo stesso simbolo che la Cina sfrutta gli operai non meno del più spietato Paese liberista.
La Falce e Martello, occorre dircelo, non sempre ha mantenuto la promessa di simboleggiare un avvenire di riscatto sociale e di eguaglianza.Quindi, forse è per questo che, al posto di quella del
simbolo di Stato, abbiamo sempre preferito quella “abusiva”, tracciata con la vernice su ogni tipo di muro, a volte un po’ scrausa e sgraziata, probabilmente di scarso valore estetico, ma
sicuramente senza uguali per il suo valore umano.